Informazione professionale - Vevzuo
Composizione
Principi attivi
Denosumab, prodotto tramite cellule CHO (CHO: Chinese Hamster Ovary) geneticamente modificate.
Sostanze ausiliarie
Sodio acetato triidrato (corrisponde a 0,5 mg di sodio), acido acetico 99%, sorbitolo (E420; 79,9 mg per flaconcino), polisorbato 20, sodio idrossido (per regolare il pH), acido acetico (per regolare il pH), acqua per preparazioni iniettabili.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Soluzione iniettabile.
Soluzione da limpida a leggermente opalescente, da incolore a giallo chiaro, per uso sottocutaneo. Ciascun flaconcino contiene 120 mg di denosumab in 1,7 ml di soluzione (70 mg/ml).
Indicazioni/possibilità d’impiego
Per il trattamento di pazienti con metastasi ossee da tumori solidi in combinazione con una terapia antineoplastica standard (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» ed «Efficacia clinica»).
Per il trattamento di adulti e adolescenti con una maturazione scheletrica completa e affetti da tumore a cellule giganti dell’osso non resecabile o per i quali la resezione comporterebbe probabilmente un’elevata morbilità.
Posologia/impiego
Vevzuo deve essere somministrato sotto la responsabilità di uno specialista medico.
Per garantire la tracciabilità dei medicamenti biotecnologici, si raccomanda di prendere nota del nome commerciale e del numero di lotto in occasione di ogni trattamento.
Posologia abituale
La dose raccomandata di Vevzuo per il trattamento di pazienti con metastasi ossee da tumori solidi è di 120 mg, somministrati come singola iniezione sottocutanea una volta ogni 4 settimane nella coscia, nell’addome o nella parte superiore del braccio.
La dose raccomandata di Vevzuo per il trattamento dei tumori a cellule giganti dell’osso è di 120 mg, somministrati come singola iniezione sottocutanea una volta ogni 4 settimane nella coscia, nell’addome o nella parte superiore del braccio, con un’ulteriore dose di «carico» di 120 mg nei giorni 8 e 15 del trattamento nel primo mese di terapia.
Tutti i pazienti devono inoltre ricevere almeno 500 mg di calcio e 400 UI di vitamina D al giorno per via orale (tranne nel caso di ipercalcemia, cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
La sicurezza e l’efficacia di denosumab non sono state studiate in pazienti con funzionalità epatica compromessa.
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
Nei pazienti con funzione renale compromessa, non è richiesto alcun adeguamento della dose e non è necessario il monitoraggio della funzione renale. I pazienti con funzione renale gravemente compromessa (clearance della creatinina <30 ml/min) o i pazienti in dialisi sono a maggior rischio di sviluppare ipocalcemia. I livelli di calcio devono essere monitorati con particolare attenzione in questi pazienti (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Pazienti anziani
Nei pazienti anziani non è necessario alcun adeguamento della dose.
Bambini e adolescenti
Vevzuo non è raccomandato per l’uso in pazienti pediatrici (<18 anni) con metastasi ossee da tumori solidi.
Per il trattamento dei tumori a cellule giganti dell’osso negli adolescenti scheletricamente maturi: stesso dosaggio degli adulti.
Modo di somministrazione
Le istruzioni su utilizzo, manipolazione e smaltimento sono disponibili nella sezione «Altre indicazioni».
Controindicazioni
Ipersensibilità al principio attivo o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie (cfr. «Composizione»).
Avvertenze e misure precauzionali
Vevzuo contiene il principio attivo denosumab, che viene utilizzato anche per l’osteoporosi. I pazienti trattati con Vevzuo non devono essere trattati contemporaneamente con altri medicamenti contenenti denosumab.
Integrazione di vitamine e ipocalcemia
Prima di iniziare il trattamento con Vevzuo, occorre determinare i livelli di calcio e correggere l’ipocalcemia preesistente. L’integrazione di calcio e vitamina D è necessaria in tutti i pazienti, tranne in caso di ipercalcemia.
L’ipocalcemia può insorgere in qualsiasi momento durante la terapia con Vevzuo. Occorre controllare i livelli di calcio prima della dose iniziale di Vevzuo, entro 2 settimane dopo la dose iniziale e nel caso si manifestino sintomi sospetti di ipocalcemia. Un monitoraggio aggiuntivo dei livelli di calcio deve essere preso in considerazione nei pazienti con fattori di rischio di ipocalcemia o quando indicato dalle condizioni cliniche del paziente. I pazienti devono essere incoraggiati a segnalare i sintomi indicativi di ipocalcemia. Negli studi clinici, i sintomi dell’ipocalcemia includevano parestesia o rigidità muscolare, contrazioni, spasmi e crampi muscolari. Se si manifesta un’ipocalcemia durante il trattamento con denosumab, possono rendersi necessari un’integrazione di calcio supplementare a breve termine e ulteriori controlli.
Dopo l’omologazione sono stati riportati casi di ipocalcemia sintomatica grave, compresi casi a esito letale (cfr. «Effetti indesiderati»). La maggior parte dei casi si è verificata nelle prime settimane dall’inizio della terapia, ma questi eventi possono presentarsi anche più tardi. Alcuni esempi di manifestazioni cliniche dell’ipocalcemia sintomatica grave sono prolungamento dell’intervallo QT, tetania, crisi convulsive e stati mentali alterati (incluso il coma).
In caso di ipocalcemia ricorrente o clinicamente rilevante, il beneficio di continuare la terapia deve essere valutato rispetto al rischio del trattamento.
Disturbi della funzionalità renale
I pazienti con funzione renale gravemente compromessa (clearance della creatinina <30 ml/min) o i pazienti in dialisi sono a maggior rischio di sviluppare ipocalcemia. Il rischio di sviluppare l’ipocalcemia e gli aumenti associati dell’ormone paratiroideo è maggiore all’aumentare del grado di gravità dell’insufficienza renale. Il monitoraggio regolare dei livelli di calcio è particolarmente importante in questi pazienti.
Osteonecrosi della mascella
L’osteonecrosi della mascella si è manifestata frequentemente nei pazienti trattati con denosumab.
L’osteonecrosi della mascella è stata osservata nell’1,8% dei pazienti dopo un’esposizione totale mediana di 12 mesi. L’incidenza dell’osteonecrosi della mascella aumentava con l’aumentare della durata dell’esposizione. L’incidenza complessiva di una osteonecrosi della mascella confermata è stata di 1,1 per 100 anni-paziente durante il primo anno di trattamento, 3,7 durante il secondo anno e 4,6 successivamente. Il tempo mediano alla comparsa dell’osteonecrosi della mascella era di 20,6 mesi.
In uno studio clinico controllato con placebo in pazienti con uno stadio della malattia per il quale Vevzuo non è indicato e con un’esposizione prolungata al trattamento fino a 7 anni, l’incidenza di osteonecrosi della mascella confermata è stata di 1,1 per 100 anni-paziente durante il primo anno di trattamento, 3,0 nel secondo anno e 7,1 per anno successivamente.
In uno studio clinico di fase II in aperto in pazienti con tumore a cellule giganti dell’osso, l’osteonecrosi della mascella è stata confermata nel 6,8% dei pazienti (numero mediano di 34 dosi; intervallo: 4-116). Alla fine dello studio, il tempo mediano nello studio, compresa la fase di follow-up della sicurezza, era di 60,9 mesi (intervallo: 0-112,6). L’incidenza complessiva di osteonecrosi confermata della mascella per anno-paziente è stata di 1,5 per 100 anni-paziente (0,2 per 100 anni-paziente durante il primo anno di trattamento, 1,5 nel secondo anno, 1,8 nel terzo anno, 2,1 nel quarto anno, 1,4 nel quinto anno e 2,2 successivamente). Il tempo mediano alla comparsa dell’osteonecrosi della mascella era di 41 mesi (intervallo: 11-96).
I fattori di rischio noti per l’osteonecrosi della mascella includono procedure dentali invasive (ad es. estrazioni dentali, impianti dentali, chirurgia orale), scarsa igiene orale o malattie dentali preesistenti, infezioni, età avanzata, fumo, trattamento precedente con bifosfonati o terapie concomitanti (ad es. chemioterapia, corticosteroidi, inibitori dell’angiogenesi). Nei pazienti con fattori di rischio di osteonecrosi della mascella, occorre eseguire un’analisi individuale dei rischi e dei benefici prima di iniziare la terapia con Vevzuo.
Prima di iniziare il trattamento con Vevzuo, si raccomandano un esame della bocca da parte del medico prescrittore e una visita dentistica con adeguate misure profilattiche. La terapia con Vevzuo non deve essere iniziata in pazienti con condizioni dentali o mascellari esistenti che richiedono un intervento chirurgico o in pazienti che non si sono ancora rimessi da un intervento chirurgico orale.
Tutti i pazienti devono essere incoraggiati a mantenere una buona igiene orale durante il trattamento con Vevzuo, a sottoporsi a regolari controlli dentali e a riferire immediatamente qualsiasi sintomo orale, come mobilità dentale, dolore o gonfiore.
Durante il trattamento, i pazienti dovrebbero evitare il più possibile le procedure dentali invasive. Nei pazienti che sviluppano osteonecrosi della mascella durante il trattamento con Vevzuo, un intervento chirurgico dentale potrebbe peggiorare la condizione. Il piano di trattamento per qualsiasi paziente che sviluppa osteonecrosi della mascella deve essere definito attraverso una stretta collaborazione tra il medico curante e un dentista o chirurgo maxillofacciale esperto in osteonecrosi della mascella. L’interruzione temporanea del trattamento deve essere presa in considerazione fino al miglioramento della condizione e alla riduzione dei fattori di rischio che contribuiscono alla condizione, se possibile.
Fratture vertebrali multiple dopo l’interruzione del trattamento
Dopo l’interruzione del trattamento con Vevzuo, possono verificarsi fratture vertebrali multiple che non sono dovute a metastasi ossee, specie in pazienti con fattori di rischio come l’osteoporosi o precedenti fratture.
Gli effetti desiderati di Vevzuo sul rimodellamento osseo sono reversibili. Dopo l’interruzione del trattamento, si possono verificare un aumento dei marcatori del ricambio osseo e una riduzione della densità minerale ossea (BMD), anche al di sotto dei livelli basali (cfr. «Proprietà/effetti», «Farmacodinamica»). Prima di iniziare il trattamento con Vevzuo e prima di interromperlo, procedere a una valutazione individuale dei rischi e dei benefici alla luce di tali rischi.
I pazienti devono essere avvisati di non interrompere la terapia con Vevzuo senza aver prima consultato il proprio medico.
Infezioni cutanee
Negli studi clinici sono state osservate infezioni cutanee (principalmente infiammazioni di origine batterica del tessuto sottocutaneo) che hanno portato all’ospedalizzazione. Ai pazienti deve essere indicato di consultare immediatamente un medico se si verifica un’infiammazione batterica del tessuto sottocutaneo.
Fratture atipiche del femore
Sono state riportate fratture atipiche del femore associate a Vevzuo. Le fratture atipiche del femore possono verificarsi dopo un trauma minimo o in assenza di trauma nelle regioni subtrocanteriche e diafisarie del femore e possono essere bilaterali. Questi eventi sono caratterizzati da riscontri radiografici specifici. Fratture atipiche del femore sono state riportate anche in pazienti con alcune malattie concomitanti (ad es. carenza di vitamina D, artrite reumatoide, ipofosfatasia) e con l’uso di alcuni principi attivi farmaceutici (ad es. bifosfonati, glucocorticoidi, inibitori della pompa protonica). Questi eventi si sono verificati anche senza terapia antiriassorbimento. Durante il trattamento con Vevzuo, i pazienti devono essere avvisati di segnalare qualsiasi dolore nuovo o insolito alla coscia, all’anca o all’inguine. I pazienti con questi sintomi devono essere valutati per una frattura femorale incompleta; deve essere esaminato anche il femore controlaterale.
Ipercalcemia dopo il completamento del trattamento in pazienti con tumori a cellule giganti dell’osso e in pazienti con crescita scheletrica incompleta
Un’ipercalcemia clinicamente significativa che richiede l’ospedalizzazione ed è associata a un’insufficienza renale acuta è stata riportata dopo un periodo variabile da alcune settimane ad alcuni mesi dal completamento del trattamento in pazienti trattati con Vevzuo con tumori a cellule giganti dell’osso e in pazienti la cui crescita scheletrica era incompleta. Dopo il completamento del trattamento, i pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi di ipercalcemia; quando clinicamente indicato, devono essere presi in considerazione dei controlli periodici del calcio nel siero e deve essere monitorata l’integrazione di calcio e vitamina D necessaria al paziente (cfr. «Effetti indesiderati»).
Cancro della prostata metastatico sensibile alla castrazione (mCSPC)
L’efficacia e la sicurezza di denosumab non sono state studiate in pazienti affetti da mCSPC.
Avvertenze relative alle sostanze ausiliarie
Questo medicamento contiene 79,9 mg di sorbitolo per 1,7 ml. L’effetto additivo della co-somministrazione di medicinali contenenti sorbitolo (o fruttosio) e l’assunzione giornaliera di sorbitolo (o fruttosio) con la dieta deve essere considerato.
Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per 1,7 ml, cioè essenzialmente «senza sodio».
Interazioni
Non sono stati effettuati studi sulle interazioni.
La farmacocinetica e la farmacodinamica di denosumab non sono state alterate dalla chemioterapia e/o dalla terapia ormonale concomitante negli studi clinici o da una precedente esposizione ai bifosfonati per via endovenosa.
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
Non sono disponibili dati sull’impiego di denosumab nelle donne in gravidanza. In uno studio sulle scimmie (Cynomolgus) che hanno ricevuto dosi di denosumab durante la gravidanza che hanno portato a esposizioni AUC fino a 12 volte superiori a quelle ottenute con la posologia umana, è stata dimostrata una tossicità riproduttiva (cfr. «Dati preclinici»).
Vevzuo non deve essere utilizzato in gravidanza, a meno che non sia strettamente necessario. Le donne devono essere avvisate di evitare una gravidanza durante il trattamento con Vevzuo e per almeno 5 mesi dopo la conclusione dello stesso.
Allattamento
Non è noto se denosumab venga escreto nel latte materno. Studi con topi knockout suggeriscono che l’assenza del ligando RANK può influenzare la maturazione delle ghiandole mammarie durante la gravidanza e quindi la produzione di latte post-partum (cfr. «Dati preclinici»). L’uso di Vevzuo durante l’allattamento non è consigliato.
Fertilità
Non sono disponibili dati sull’effetto di denosumab sulla fertilità umana. Gli studi sperimentali sugli animali non indicano alcun effetto negativo diretto o indiretto sulla fertilità (cfr. «Dati preclinici»).
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine
Non sono stati condotti studi sugli effetti di Vevzuo sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine.
Effetti indesiderati
La sicurezza di denosumab è stata studiata in:
- 5’931 pazienti con tumore maligno in stadio avanzato con estensione alle ossa in studi clinici.
- 304 pazienti con tumore a cellule giganti dell’osso in studi clinici a braccio singolo per valutare l’efficacia e la sicurezza di denosumab (due studi clinici di fase II).
Elenco degli effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati vengono classificati secondo la classificazione sistemica organica MedDRA e la frequenza con cui si registrano, secondo la seguente convenzione: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1000, <1/100), raro (≥1/10’000, <1/1000), molto raro (<1/10’000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
La seguente tabella elenca gli effetti indesiderati:
Classe sistemica organica secondo MedDRA | Categoria di frequenza | Effetti indesiderati |
| Infezioni ed infestazioni | Non comune | Infezione batterica del tessuto sottocutaneo |
| Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi) | Comune | Nuovo tumore maligno primitivo1 |
| Disturbi del sistema immunitario | Raro | Reazioni di ipersensibilità |
| Non nota | Ipersensibilità, comprese le reazioni anafilattiche | |
| Disturbi del metabolismo e della nutrizione | Comune | Ipocalcemia, ipofosfatemia |
| Non comune | Ipercalcemia dopo il completamento del trattamento in pazienti con tumori a cellule giganti dell’osso | |
| Raro | Ipercalcemia dopo il completamento del trattamento in pazienti con crescita scheletrica incompleta | |
| Non nota | Ipocalcemia sintomatica grave, compresi i casi letali | |
| Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche | Molto comune | Dispnea (20,0%) |
| Patologie gastrointestinali | Molto comune | Diarrea (20,1%) |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | Comune | Sudorazione eccessiva, alopecia |
| Non comune | Eruzione lichenoide da medicamento (ad es. reazioni simili al Lichen planus). | |
| Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo | Molto comune | Dolore muscoloscheletrico (61,0%), inclusi casi gravi |
| Comune | Osteonecrosi della mascella | |
| Non comune | Fratture atipiche del femore1 | |
| Raro | Fratture vertebrali multiple dopo l’interruzione del trattamento |
1 Cfr. «Descrizione di specifici effetti indesiderati e informazioni supplementari».
Descrizione di specifici effetti indesiderati e informazioni supplementari
Fratture atipiche del femore
Nel programma di studi clinici, sono state riportate occasionalmente fratture atipiche del femore in pazienti trattati con denosumab, con un rischio maggiore con l’aumentare della durata del trattamento. Gli eventi si sono verificati durante il trattamento e fino a 9 mesi dopo l’interruzione del trattamento (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Nuovo tumore maligno primitivo
Nelle fasi di trattamento primario in doppio cieco di quattro studi clinici di fase III con controllo attivo, in pazienti con tumori avanzati e coinvolgimento osseo, sono stati riportati nuovi tumori maligni primitivi in 54/3691 (1,5%) pazienti trattati con denosumab (esposizione mediana di 13,8 mesi; intervallo: 1,0-51,7) e in 33/3688 (0,9%) pazienti trattati con acido zoledronico (esposizione mediana di 12,9 mesi; intervallo: 1,0-50,8). L’incidenza cumulativa a un anno era dell’1,1% per denosumab e dello 0,6% per l’acido zoledronico. Nessun modello correlato al trattamento era evidente per i singoli o i gruppi di tumori.
Popolazione pediatrica
Nel contesto successivo all’immissione sul mercato, è stata riportata un’ipercalcemia clinicamente significativa dopo il completamento del trattamento in pazienti pediatrici la cui crescita scheletrica non era completa e che avevano ricevuto denosumab per tumori a cellule giganti dell’osso o per indicazioni non approvate (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Non esistono esperienze di posologia eccessiva negli studi clinici. Denosumab è stato somministrato in studi clinici a dosi fino a 180 mg ogni 4 settimane e 120 mg alla settimana per 3 settimane.
Proprietà/effetti
Codice ATC
M05BX04
Vevzuo è un medicamento biosimilare.
Meccanismo d’azione
RANKL è presente nell’organismo come proteina transmembrana o solubile. RANKL è essenziale per la formazione, la funzione e la sopravvivenza degli osteoclasti, l’unico tipo di cellula responsabile del riassorbimento dell’osso. L’aumento dell’attività degli osteoclasti stimolata da RANKL è un mediatore critico della distruzione ossea nella patologia ossea metastatica. Denosumab è un anticorpo monoclonale umano (IgG2) che si lega a RANKL con alta affinità e specificità e ne inibisce l’interazione con RANK. Di conseguenza, il numero e l’attività degli osteoclasti si riducono, il che diminuisce il riassorbimento osseo e la distruzione ossea legata al cancro.
In modelli preclinici, l’inibizione di RANKL provoca anche meno lesioni ossee e ritarda la formazione di metastasi ossee de novo. L’inibizione di RANKL riduce anche la crescita dei tumori scheletrici in combinazione con i citostatici (effetto additivo). In altri modelli preclinici, l’inibizione di RANKL causa una riduzione della proliferazione dell’epitelio mammario indotta dagli ormoni.
Farmacodinamica
In pazienti con tumore al seno e metastasi ossee, il trattamento con denosumab 30 mg o 120 mg ogni quattro settimane (Q4W) e anche il trattamento con denosumab 60 mg o 180 mg ogni 12 settimane hanno mostrato una rapida riduzione dei marcatori dell’entità del riassorbimento osseo (uNTx/creatinina, CTx sierico). L’inibizione del ricambio osseo era reversibile. Nella coorte che ha ricevuto 120 mg ogni 4 settimane (Q4W), i livelli mediani (Q1, Q3) di uNTx/creatinina hanno mostrato una deviazione del 23,5% (-71,5%, 153%) rispetto al basale 36 settimane dopo l’ultima dose di denosumab; il 34% di questi pazienti ha ricevuto bifosfonati e.v. durante il periodo di sospensione del trattamento.
Allo stesso modo, in pazienti con metastasi ossee da tumori solidi che erano stati precedentemente trattati con bifosfonati, è stata ottenuta una riduzione di uNTx/creatinina di quasi l’80% con denosumab 180 mg ogni 4 e 12 settimane rispettivamente dopo 3 e 6 mesi di trattamento.
I tumori a cellule giganti dell’osso sono caratterizzati da cellule stromali che esprimono RANKL e da cellule giganti osteoclastiche che esprimono RANK. Nei pazienti con tumore a cellule giganti dell’osso, denosumab si lega a RANKL, portando a una significativa riduzione o all’eliminazione delle cellule giganti osteoclastiche. Come risultato, l’osteolisi viene inibita e lo stroma tumorale proliferativo viene sostituito da nuovo tessuto osseo non proliferativo, differenziato e denso.
Immunogenicità
Negli studi clinici, non sono stati osservati anticorpi neutralizzanti contro Vevzuo in pazienti con malattia tumorale avanzata o tumori a cellule giganti dell’osso. In un saggio immunologico sensibile, <1% dei pazienti trattati con denosumab per un massimo di 3 anni sono risultati positivi agli anticorpi leganti non neutralizzanti. Non sono stati osservati cambiamenti nella farmacocinetica, nella tossicità e nella risposta clinica.
Efficacia clinica
Efficacia clinica in pazienti con metastasi ossee da tumori solidi
L’efficacia e la sicurezza di Vevzuo sono state valutate in tre studi randomizzati con controllo attivo in doppio cieco in pazienti naïve ai bifosfonati e.v. con malattia tumorale maligna avanzata che si estendeva alle ossa. Gli studi hanno confrontato 120 mg di Vevzuo, somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane, e 4 mg di acido zoledronico (alla dose corretta per la ridotta funzionalità renale), somministrato per via endovenosa ogni 4 settimane. Gli endpoint primari e secondari hanno valutato il verificarsi di uno o più eventi correlati allo scheletro (SRE, Skeletal Related Event), che sono stati definiti come segue: frattura patologica, irradiazione ossea, chirurgia ossea o compressione del midollo spinale.
In tutti gli studi, denosumab ha ridotto il rischio di uno o più SRE (primo e successivi).
Nello studio 1 (2’046 pazienti di sesso femminile con cancro al seno e metastasi ossee), denosumab ha ridotto significativamente il rischio di SRE rispetto all’acido zoledronico del 18% (hazard ratio e IC 95%: 0,82 [0,71; 0,95]; p< 0,0001 per la non inferiorità e p = 0,0101 per superiorità. La durata mediana al primo SRE è stata di 26,4 mesi per l’acido zoledronico e non è stata raggiunta nel gruppo denosumab. In un’analisi di eventi multipli, denosumab ha inoltre ridotto significativamente il rischio di un primo e successivo SRE rispetto all’acido zoledronico del 23% (rapporto tasso di incidenza e IC 95%: 0,77 [0,66; 0,89]; p = 0,0012 per la superiorità). Denosumab ha anche ridotto il rischio del tempo alla prima irradiazione ossea del 26% (hazard ratio e IC 95%: 0,74 [0,59; 0,94]; p = 0,0121 per la superiorità). L’incidenza media annuale di eventi per paziente (tasso di morbilità legata allo scheletro) era di 0,45 all’anno nel gruppo denosumab e 0,58 all’anno nel gruppo dell’acido zoledronico.
Nello studio 2 [1’776 pazienti con tumori solidi (esclusi il cancro al seno e alla prostata) e metastasi ossee (89,9%) o mieloma multiplo (10,1%)], denosumab ha ridotto il rischio di un primo SRE rispetto all’acido zoledronico del 16% (hazard ratio e IC 95%: 0,84 [0,71; 0,98]); (p = 0,0007 per la non inferiorità); nessuna significatività statistica riscontrata per la superiorità. Il tempo mediano al primo SRE era di 16,3 mesi nel gruppo dell’acido zoledronico e di 20,6 mesi nel gruppo di denosumab. In un’analisi di eventi multipli che esamina il rischio di primi e successivi SRE, il rapporto del tasso di incidenza (IC 95%) per denosumab rispetto all’acido zoledronico era 0,90 (0,77; 1,04), p = 0,1447. Denosumab ha inoltre ridotto il rischio del tempo alla prima irradiazione ossea del 22% (hazard ratio e IC 95%: 0,78 [0,63; 0,97]; p = 0,0256). L’incidenza media annuale di eventi per paziente (tasso di morbilità legata allo scheletro) era di 0,86 all’anno nel gruppo denosumab e 1,04 all’anno nel gruppo dell’acido zoledronico.
Nello studio 3 (1’901 pazienti con cancro della prostata resistente alla castrazione e metastasi ossee), denosumab ha ridotto significativamente il rischio di SRE rispetto all’acido zoledronico del 18% (hazard ratio e IC 95%: 0,82 [0,71; 0,95]; p = 0,0002 per la non inferiorità e p = 0,0085 per la superiorità). Il tempo mediano al primo SRE era di 17,1 mesi nel gruppo dell’acido zoledronico e di 20,7 mesi nel gruppo di denosumab. In un’analisi di eventi multipli, denosumab ha inoltre ridotto significativamente il rischio di un primo e successivo SRE rispetto all’acido zoledronico del 18% (rapporto tasso di incidenza e IC 95%: 0,82 [0,71; 0,94]; p = 0,0085 per la superiorità). Denosumab ha anche ridotto il rischio del tempo alla prima irradiazione ossea del 22% (hazard ratio e IC 95%: 0,78 [0,66; 0,94]; p = 0,0071). L’incidenza media annuale di eventi per paziente (tasso di morbilità legata allo scheletro) era di 0,79 all’anno nel gruppo denosumab e 0,83 all’anno nel gruppo dell’acido zoledronico.
In tutti e tre gli studi, la progressione della malattia e la sopravvivenza complessiva con denosumab erano simili a quelle con l’acido zoledronico. In un’analisi combinata definita prospetticamente di tutti e tre gli studi, l’hazard ratio per la sopravvivenza complessiva era 0,99 (IC 95%: 0,91; 1,07).
Le eccezioni erano NSCLC, dove la sopravvivenza complessiva era più lunga per denosumab (hazard ratio 0,79, IC 95%: 0,65; 0,95; n = 702) e mieloma multiplo, dove la sopravvivenza complessiva era più lunga per l’acido zoledronico (hazard ratio 2,26, IC 95%: 1,13; 4,50; n = 180).
Efficacia clinica nel tumore a cellule giganti dell’osso
In due studi di fase II in aperto, non controllati (studi 4 e 5) che hanno coinvolto 554 pazienti con tumore a cellule giganti dell’osso il cui tumore non era resecabile o la cui rimozione chirurgica sarebbe stata associata a una morbilità più elevata, 120 mg di denosumab sono stati iniettati per via sottocutanea ogni quattro settimane con una dose di «carico» di 120 mg nei giorni 8 e 15. I pazienti che hanno interrotto il trattamento con denosumab sono entrati nella fase di follow-up di sicurezza della durata di almeno 60 mesi. Il ritrattamento con denosumab durante il follow-up di sicurezza era consentito nei pazienti che avevano inizialmente risposto a denosumab (ad es., nel caso di una recidiva).
Lo studio 4 ha incluso 37 pazienti adulti con tumore a cellule giganti dell’osso non resecabile o ricorrente confermato istologicamente. L’endpoint primario di efficacia dello studio era il tasso di risposta, definito come l’eliminazione di almeno il 90% delle cellule giganti rispetto al basale (o l’eliminazione completa delle cellule giganti nei casi in cui le cellule giganti comprendevano <5% delle cellule tumorali) o la libertà dalla progressione della lesione target confermata dall’esame radiografico nei casi in cui l’istopatologia non era disponibile. Dei 35 pazienti inclusi nell’analisi di efficacia, l’85,7% (IC 95%: 69,7; 95,2) hanno mostrato una risposta al trattamento con denosumab. Tutti e 20 i pazienti (100%) con una valutazione istologica hanno soddisfatto i criteri di risposta. Nei restanti 15 pazienti, le valutazioni radiologiche non hanno mostrato alcuna progressione della lesione target in 10 (67%).
Lo studio 5 comprendeva 535 adulti o adolescenti scheletricamente maturi con tumore a cellule giganti dell’osso. 28 di questi pazienti avevano tra i 12 e i 17 anni. I pazienti sono stati assegnati a una delle tre coorti: la coorte 1 comprendeva pazienti con malattia non curabile chirurgicamente (ad es. lesioni sacrali, spinali o multiple, comprese le metastasi polmonari); la coorte 2 comprendeva pazienti con malattia curabile chirurgicamente ma il cui intervento chirurgico programmato era associato a una grave morbilità (ad es. resezione delle articolazioni, amputazione degli arti o emipelvectomia); la coorte 3 comprendeva pazienti che avevano precedentemente partecipato allo studio 4 e che erano stati trasferiti in questo studio. Gli endpoint dello studio erano il tempo alla progressione della malattia (basato sulla valutazione dello sperimentatore) nella coorte 1 e la proporzione di pazienti che non avevano dovuto ricorrere alla chirurgia entro il mese 6 nella coorte 2. Sono stati valutati anche l’effetto sul dolore e il beneficio clinico.
In un’analisi retrospettiva ad interim è stata inclusa una valutazione indipendente dei dati di imaging radiologico dei pazienti arruolati negli studi 4 e 5. Dei 305 pazienti inclusi negli studi 4 e 5 al momento dell’analisi ad interim, 190 avevano almeno un punto temporale di risposta valutabile e sono stati inclusi nell’analisi (cfr. la Tabella 1).
Tabella 1. Risposta oggettiva al trattamento in pazienti con tumori a cellule giganti dell’osso
Numero di pazienti valutabili per l’endpoint | Numero di pazienti che hanno raggiunto l’endpoint | Percentuale (%) (IC 95%)a | Stima di Kaplan- Meier della mediana (IC 95%) (mesi) | |
| Percentuale di pazienti con una risposta tumorale oggettiva (CR, PR) | ||||
In base alla risposta migliore | 190 | 136 | 71,6 (64,6; 77,9) | - |
| RECIST 1.1 | 187 | 47 | 25,1 (19,1; 32,0) | - |
| EORTC | 26 | 25 | 96,2 (80,4; 99,9) | - |
Densità/ dimensioni | 176 | 134 | 76,1 (69,1; 82,2) | - |
Durata della risposta tumorale obiettiva (tempo alla progressione dalla prima risposta tumorale obiettiva) | ||||
In base alla risposta migliore | 136 | 1 | 0,7 | NS (NS; NS)b |
| RECIST 1.1 | 47 | 3 | 6,4 | NS (19,94; NS) |
| EORTC | 25 | 0 | 0,0 | NS (NS; NS) |
Densità/ dimensioni | 134 | 1 | 0,7 | NS (NS; NS) |
| Tempo alla prima risposta tumorale obiettiva | ||||
In base alla risposta migliore | 190 | 136 | 71,6 | 3,1 (2,89; 3,65) |
| RECIST 1.1 | 187 | 47 | 25,1 | NS (20,93; NS) |
| EORTC | 26 | 25 | 96,2 | 2,7 (1,64; 2,79) |
Densità/ dimensioni | 176 | 134 | 76,1 | 3,0 (2,79; 3,48) |
a Intervallo di confidenza esatto
b NS= non stimabile
I pazienti sono stati valutati in base ai seguenti criteri di risposta per determinare la risposta tumorale oggettiva:
- Modified Response Evaluation Criteria in Solid Tumours (RECIST 1.1) per valutare il carico tumorale sulla base della tomografia computerizzata (TC) e/o della risonanza magnetica tomografica (RMT),
- Modified European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) per valutare la risposta metabolica utilizzando la tomografia a emissione di positroni al fluorodeossiglucosio (FDG-PET),
- Criteri di Choi modificati per valutare le dimensioni e la densità del tumore usando unità Hounsfield basate su TC/RMT (densità/dimensioni).
In questa analisi retrospettiva ad interim, denosumab ha determinato una risposta tumorale oggettiva nel 71,6% (IC 95%: 64,6; 77,9) dei pazienti (cfr. la Tabella 1). Il tempo mediano alla risposta era di 3,1 mesi (IC 95%: 2,89; 3,65). La durata mediana della risposta non era valutabile in quanto la progressione della malattia si è verificata in alcuni pazienti, con un follow-up mediano di 13,4 mesi. I risultati sull’efficacia negli adolescenti scheletricamente maturi sono apparsi simili a quelli osservati negli adulti.
Nell’analisi finale, 500 dei 501 pazienti valutabili (99,8%) (cioè quelli con valutazione dello stato di malattia al basale) delle coorti 1 e 2 presentavano una malattia stabile o migliorata come migliore risposta riportata dallo sperimentatore (CR in 195 pazienti [38,9%], PR in 161 pazienti [32,1%] e malattia stabile in 144 pazienti [28,7%]).
Nella coorte 1, il tempo mediano alla progressione della malattia non è stato raggiunto all’analisi finale, poiché la progressione della malattia si è verificata solo in 28 dei 260 pazienti trattati (10,8%). Nella coorte 2, denosumab ha prolungato il tempo all’intervento, ha ridotto la morbilità dell’intervento programmato e la percentuale di pazienti che hanno dovuto subire un intervento chirurgico. 219 dei 238 (92,0%; IC 95%: 87,8%; 95,1%) pazienti valutabili trattati con denosumab non sono stati sottoposti a intervento chirurgico entro il mese 6. Dei 239 pazienti della coorte 2 con una lesione target al basale o nel corso dello studio in aree diverse dal polmone o dai tessuti molli, un totale di 82 pazienti (34,3%) ha evitato l’intervento chirurgico durante lo studio. Dei 157 pazienti sottoposti a un intervento chirurgico per un tumore a cellule giganti nell’osso durante lo studio, 106 (67,5%) hanno ricevuto una procedura che ha comportato una morbilità inferiore a quella originariamente prevista al basale (cfr. la Tabella 2).
Tabella 2. Distribuzione degli interventi pianificati rispetto a quelli effettivamente eseguiti in pazienti con tumori a cellule giganti dell’osso (coorte 2)
Interventi chirurgici, n | Pianificati al basale (N=239) | Effettivamente eseguiti (N=239) |
| Tutti gli interventi chirurgici | 239 | 157 |
| Interventi importanti | 109 | 18 |
| Emipelvectomia | 11 | 1 |
| Amputazione | 36 | 2 |
| Sostituzione di articolazioni/protesi | 27 | 11 |
| Resezione di articolazioni | 35 | 4 |
| Escissione marginale, escissione in blocco o resezione in blocco | 95 | 42 |
| Curettage | 29 | 95 |
| Altri | 6 | 2 |
| Nessun intervento chirurgico | 0 | 82 |
N=Numero di pazienti della coorte 2 nel set di analisi di efficacia, esclusi quelli che avevano una lesione target nel polmone/tessuti molli al basale o che sono stati sottoposti a un intervento chirurgico per una lesione nel polmone/tessuti molli durante lo studio.
Effetto sul dolore
Nell’analisi finale delle coorti combinate 1 e 2, una riduzione clinicamente significativa del dolore peggiore (ovvero una diminuzione ≥2 punti dal basale) è stata riportata nel 30,8% dei pazienti a rischio (cioè quelli il cui punteggio del dolore peggiore era ≥2 al basale) entro 1 settimana di trattamento e in ≥50% dei pazienti alla settimana 5. Questo sollievo dal dolore è stato mantenuto per tutta la durata dello studio.
Farmacocinetica
Assorbimento
Dopo la somministrazione sottocutanea, la biodisponibilità era del 62%. Nei pazienti con metastasi ossee, lo stato stazionario è stato raggiunto dopo 6 mesi. Con dosi di «carico» al giorno 8 e 15 (per il tumore a cellule giganti), lo stato stazionario è stato raggiunto entro il primo mese di trattamento. Allo stato stazionario, il livello di valle medio nel siero era di 20,6 μg/ml (intervallo: da 0,456 a 56,9 μg/ml).
Distribuzione
N.s.
Metabolismo
Il metabolismo e l’eliminazione seguono il percorso comune di degradazione delle immunoglobuline.
Eliminazione
L’emivita media di eliminazione è di 28 giorni (intervallo: da 14 a 55 giorni).
La farmacocinetica e la farmacodinamica di denosumab erano confrontabili nei pazienti che erano passati dalla terapia con bifosfonati per via endovenosa.
Linearità/non linearità
La farmacocinetica non è lineare rispetto alla dose, anche se l’AUC aumenta approssimativamente in modo lineare con dosi superiori a 60 mg.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
Non sono stati condotti studi specifici in pazienti con disturbi della funzionalità epatica.
Disturbi della funzionalità renale
Negli studi su denosumab (60 mg, n = 55 e 120 mg, n = 32) in pazienti con vari gradi di funzionalità renale, compresi i pazienti in dialisi, l’entità della compromissione renale non ha avuto alcun effetto sulla farmacocinetica di denosumab; pertanto, non è necessario alcun adeguamento della dose nel caso di compromissione renale.
Pazienti anziani
Non sono state osservate differenze significative nella sicurezza e nell’efficacia tra i pazienti geriatrici e quelli più giovani. Non è necessario alcun adeguamento della dose nei pazienti anziani.
Bambini e adolescenti
Negli adolescenti scheletricamente maturi (12-17 anni) con tumori a cellule giganti dell’osso che ricevevano 120 mg ogni 4 settimane con una dose di carico nei giorni 8 e 15, la farmacocinetica di denosumab era simile a quella degli adulti con tumori a cellule giganti dell’osso.
Dati preclinici
Poiché l’attività biologica di denosumab negli animali è specifica dei primati non umani, sono stati utilizzati topi geneticamente modificati (knockout) o altri inibitori biologici del percorso RANK/RANKL, come OPG-Fc e RANK-Fc, per valutare le proprietà farmacodinamiche di denosumab in modelli di roditori.
In modelli murini di metastasi ossee nel cancro al seno positivo e negativo al recettore degli estrogeni, nel cancro alla prostata e nel NSCLC, OPG-Fc ha ridotto le lesioni osteolitiche, osteoblastiche e miste osteolitico-osteoblastiche, ritardato la formazione di metastasi ossee de novo e ridotto la crescita dei tumori scheletrici. Quando OPG-Fc è stato combinato con la terapia ormonale (tamoxifene) o la chemioterapia (docetaxel) in questi modelli, l’inibizione additiva della crescita del tumore scheletrico è stata riscontrata nel cancro al seno, alla prostata o al polmone. In un modello murino per l’induzione di tumori mammari, RANK-Fc ha ritardato la formazione del tumore.
Nei topi maschi transgenici che esprimono il ligando RANK umano (huRANKL) («topi knock-in») in cui era stata indotta una frattura transcorticale, denosumab ha ritardato la degradazione della cartilagine e il rimodellamento del callo della frattura rispetto ai controlli. Tuttavia, la forza biomeccanica non è stata influenzata negativamente.
Genotossicità
I test standard per valutare il potenziale genotossico di denosumab non sono stati eseguiti, poiché tali test non sono rilevanti per questa molecola. A causa delle sue proprietà, è effettivamente improbabile che denosumab abbia un potenziale genotossico.
Cancerogenicità
Il potenziale cancerogeno di denosumab non è stato valutato in studi a lungo termine sugli animali.
Tossicità per la riproduzione
A esposizioni 9,1 volte superiori a quelle riscontrabili nell’uomo, non c’è stata alcuna prova che denosumab comprometta la fertilità femminile o danneggi il feto nelle scimmie (Cynomolgus) durante un periodo corrispondente al primo trimestre. Tuttavia, i linfonodi fetali non sono stati esaminati. Nelle scimmie (Cynomolgus) che hanno ricevuto dosi di denosumab durante la gravidanza 12 volte superiori alle esposizioni AUC umane, sono stati rilevati un aumento dei nati morti e della mortalità postnatale; diminuzione della forza ossea a causa di una crescita ossea anomala, diminuzione dell’ematopoiesi e malocclusione dentale; assenza di linfonodi periferici e riduzione della crescita neonatale. Dopo un periodo di 6 mesi successivo alla nascita, i cambiamenti a livello osseo sono rientrati nella norma e non è stato osservato alcun effetto sull’eruzione dei denti. Tuttavia, gli effetti sui linfonodi e le malocclusioni dentali persistevano e in uno degli animali è stata osservata una mineralizzazione da minima a moderata di numerosi tessuti (relazione con il trattamento non chiara). Non ci sono state indicazioni di danni nella madre prima del parto; gli effetti indesiderati nella madre sono stati rari durante il parto. Lo sviluppo delle ghiandole mammarie materne era normale.
In studi preclinici in topi knockout senza RANK o RANKL, è stata osservata una ridotta formazione di linfonodi nel feto. I topi knockout privi di RANK o RANKL sono anche risultati non in grado di produrre latte perché la maturazione della ghiandola mammaria (sviluppo lobulo-alveolare della ghiandola mammaria durante la gravidanza) risulta inibita.
I topi knockout RANK/RANKL in fase neonatale presentavano un peso inferiore alla nascita, una crescita ossea ridotta, placche epifisarie alterate e mancanza di eruzione dei denti. Una crescita ossea ridotta, placche epifisarie alterate e un’eruzione dentale compromessa sono stati osservati anche in studi in cui ratti neonati hanno ricevuto inibitori di RANKL. Questi cambiamenti erano parzialmente reversibili dopo la sospensione dell’inibitore di RANKL. I primati adolescenti che hanno ricevuto denosumab a dosi di 2,7 e 15 volte (10 e 50 mg/kg) superiori all’esposizione clinica hanno mostrato anomalie delle placche epifisarie. Il trattamento con denosumab potrebbe quindi compromettere la crescita ossea e inibire la dentizione nei bambini con placche epifisarie aperte.
Altre indicazioni
Incompatibilità
Questo medicamento non può essere miscelato con altri medicamenti.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l’immagazzinamento
Conservare in frigorifero (2-8°C), nella confezione originale lontano dalla luce e fuori dalla portata dei bambini.
Non congelare. Non scuotere.
Vevzuo può essere conservato nella confezione originale a temperatura ambiente (fino a 25°C) per un massimo di 30 giorni. Una volta che Vevzuo è stato estratto dal frigorifero, deve essere usato entro questo periodo di 30 giorni.
Indicazioni per la manipolazione
Prima dell’uso, la soluzione Vevzuo deve essere esaminata visivamente. La soluzione può contenere tracce di particelle trasparenti o bianche, simili nell’aspetto a proteine. Non iniettare la soluzione se è torbida o scolorita. Non scuotere. Lasciare che il flaconcino raggiunga la temperatura ambiente (fino a 25°C) prima dell’iniezione e iniettare lentamente per evitare disagio nel sito di iniezione. Iniettare l’intero contenuto del flaconcino.
Si raccomanda di utilizzare un ago di calibro 27 gauge per la somministrazione di denosumab. Non perforare il flaconcino una seconda volta.
Il medicamento non utilizzato o i rifiuti devono essere smaltiti come previsto dalle normative vigenti.
Numero dell’omologazione
70142 (Swissmedic).
Confezioni
Confezioni con 1 flaconcino. (A)
Titolare dell’omologazione
Medius AG, 4132 Muttenz
Stato dell’informazione
Luglio 2025
