Informazione professionale - Nalbuphin OrPha
Composizione
Principi attivi
nalbufina cloridrato
Sostanze ausiliarie
Acido citrico, sodio citrato diidrato, sodio cloruro, acido cloridrico, acqua per preparazioni iniettabili.
1 ml di soluzione iniettabile contiene 0.82 mg di sodio.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Soluzione iniettabile per uso e.v., i.m. e s.c.
Una fiala da 2 ml contiene 20 mg di nalbufina cloridrato (pH = 3.0-4.2, osmolalità = 0.30 osmol/kg).
Indicazioni/possibilità d’impiego
Dolori di entità da moderata a severa di diversa eziologia, ad esempio dolori post-operatori, in ambito ostetrico e ginecologico, per neoplasie, in caso di infarto cardiaco. Nalbuphin OrPha può essere impiegato anche per l'analgesia pre-operatoria e l’anestesia combinata.
Posologia/impiego
Obiettivi del trattamento e sospensione del trattamento
Prima di iniziare il trattamento con Nalbuphin OrPha, occorre concordare con il paziente una strategia terapeutica che sia conforme alle linee guida per la gestione del dolore e che includa la durata e gli obiettivi del trattamento.
Durante il trattamento deve essere mantenuto un contatto regolare tra medico e paziente per valutare la necessità di proseguire il trattamento, considerare l’interruzione del medicamento ed eventualmente adeguare la posologia. Laddove in un paziente venga meno la necessità del trattamento con Nalbuphin OrPha, può essere consigliabile ridurre gradualmente la dose per evitare sintomi da astinenza (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). Se il controllo del dolore è insufficiente, occorre considerare la possibilità di un’assuefazione (tolleranza) e di una progressione della malattia di base (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Posologia
Il dosaggio è basato sul peso del paziente. Fare attenzione a evitare errori di dosaggio dovuti alla confusione tra milligrammi (mg) e millilitri (ml), che possono causare un sovradosaggio accidentale.
Adulti
La dose raccomandata per gli adulti (70 kg di peso corporeo) è di 10-20 mg di nalbufina cloridrato (pari a 0.1-0.3 mg/kg di peso corporeo). La dose singola massima negli adulti non deve superare i 20 mg.
La dose può essere ripetuta dopo 3-6 ore, se necessario con una dose giornaliera totale massima di 160 mg.
La posologia deve essere adattata all’intensità del dolore e allo stato fisico del paziente.
Tabella 1: Tabella di dosaggio per pazienti adulti
| Dose per singola somministrazione | Singola dose massima | Volume massimo per somministrazione |
| da 0.1 a 0.3 mg/kg | 20 mg | 2 ml |
Istruzioni posologiche speciali
Bambini e adolescenti
La dose raccomandata per i bambini è di 0.1-0.2 mg di nalbufina cloridrato per kg di peso corporeo. La dose singola massima è 0.2 mg/kg di peso corporeo. La dose può essere ripetuta dopo 3-6 ore, se necessario con una dose giornaliera totale massima di 1.6 mg/kg.
Tabella 2: Tabella di dosaggio per pazienti pediatrici
| Schema posologico per bambini e adolescenti da 1.5 anni di età: 0.1-0.2 mg/kg p.c. | ||
Peso corporeo in kg | dose singola raccomandata in mg | dose singola raccomandata in ml |
| 7 | 0.7-1.4 mg | 0.07-0.14 ml |
| 8 | 0.8-1.6 mg | 0.08-0.16 ml |
| 9 | 0.9-1.8 mg | 0.09-0.18 ml |
| 10 | 1.0-2.0 mg | 0.10-0.20 ml |
| 11 | 1.1-2.2 mg | 0.11-0.22 ml |
| 12 | 1.2-2.4 mg | 0.12-0.24 ml |
| 13 | 1.3-2.6 mg | 0.13-0.26 ml |
| 14 | 1.4-2.8 mg | 0.14-0.28 ml |
| 15 | 1.5-3.0 mg | 0.15-0.30 ml |
| 16 | 1.6-3.2 mg | 0.16-0.32 ml |
| 17 | 1.7-3.4 mg | 0.17-0.34 ml |
| 18 | 1.8-3.6 mg | 0.18-0.36 ml |
| 19 | 1.9-3.8 mg | 0.19-0.38 ml |
| 20 | 2.0-4.0 mg | 0.20-0.40 ml |
| 21 | 2.1-4.2 mg | 0.21-0.42 ml |
| 22 | 2.2-4.4 mg | 0.22-0.44 ml |
| 23 | 2.3-4.6 mg | 0.23-0.46 ml |
| 24 | 2.4-4.8 mg | 0.24-0.48 ml |
| 25 | 2.5-5.0 mg | 0.25-0.50 ml |
| 26 | 2.6-5.2 mg | 0.26-0.52 ml |
| 27 | 2.7-5.4 mg | 0.27-0.54 ml |
| 28 | 2.8-5.6 mg | 0.28-0.56 ml |
| 29 | 2.9-5.8 mg | 0.29-0.58 ml |
| 30 | 3.0-6.0 mg | 0.30-0.60 ml |
| 31 | 3.1-6.2 mg | 0.31-0.62 ml |
| 32 | 3.2-6.4 mg | 0.32-0.64 ml |
| 33 | 3.3-6.6 mg | 0.33-0.66 ml |
| 34 | 3.4-6.8 mg | 0.34-0.68 ml |
| 35 | 3.5-7.0 mg | 0.35-0.70 ml |
| 36 | 3.6-7.2 mg | 0.36-0.72 ml |
| 37 | 3.7-7.4 mg | 0.37-0.74 ml |
| 38 | 3.8-7.6 mg | 0.38-0.76 ml |
| 39 | 3.9-7.8 mg | 0.39-0.78 ml |
| 40 | 4.0-8.0 mg | 0.40-0.80 ml |
| 41 | 4.1-8.2 mg | 0.41-0.82 ml |
| 42 | 4.2-8.4 mg | 0.42-0.84 ml |
| 43 | 4.3-8.6 mg | 0.43-0.86 ml |
| 44 | 4.4-8.8 mg | 0.44-0.88 ml |
| 45 | 4.5-9.0 mg | 0.45-0.90 ml |
| 46 | 4.6-9.2 mg | 0.46-0.92 ml |
| 47 | 4.7-9.4 mg | 0.47-0.94 ml |
| 48 | 4.8-9.6 mg | 0.48-0.96 ml |
| 49 | 4.9-9.8 mg | 0.49-0.98 ml |
| 50 | 5.0-10.0 mg | 0.50-1.00 ml |
| 51 | 5.1-10.2 mg | 0.51-1.02 ml |
| 52 | 5.2-10.4 mg | 0.52-1.04 ml |
| 53 | 5.3-10.6 mg | 0.53-1.06 ml |
| 54 | 5.4-10.8 mg | 0.54-1.08 ml |
| 55 | 5.5-11.0 mg | 0.55-1.10 ml |
| 56 | 5.6-11.2 mg | 0.56-1.12 ml |
| 57 | 5.7-11.4 mg | 0.57-1.14 ml |
| 58 | 5.8-11.6 mg | 0.58-1.16 ml |
| 59 | 5.9-11.8 mg | 0.59-1.18 ml |
| 60 | 6.0-12.0 mg | 0.60-1.20 ml |
Non si dispone di dati adeguati relativi al trattamento di bambini con meno di 1.5 anni di età.
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica e renale
Poiché la nalbufina cloridrato viene metabolizzata nel fegato ed escreta per via renale, Nalbuphin OrPha è controindicato nei pazienti con danni al fegato o severi danni ai reni (vedere «Controindicazioni»). Si richiede cautela quando si trattano pazienti con disturbi moderati o lievi della funzionalità renale.
Controindicazioni
- Ipersensibilità alla nalbufina cloridrato o una qualsiasi delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.
- Severi danni renali.
- Danni epatici.
- Trattamento concomitante con oppioidi μ-agonisti, ad es. morfina o fentanil (vedere «Interazioni»).
Avvertenze e misure precauzionali
Dipendenza dagli oppioidi
Nei tossicodipendenti, Nalbuphin OrPha non può sostituire l’eroina, il metadone e altri narcotici; in questi pazienti il medicamento provoca sintomi di astinenza. La potenza antagonista della nalbufina è pari a 1/4 della nalorfina e a 1/40 del naloxone.
Dipendenza dal medicamento e potenziale di abuso
L’uso ripetuto di oppioidi può portare allo sviluppo di tolleranza e dipendenza fisica e/o psicologica. L’uso di oppioidi può portare a dipendenza iatrogena. Come altri oppioidi, Nalbuphin OrPha è associato a un potenziale di abuso e tutti i pazienti che ricevono oppioidi devono essere monitorati per segni di abuso e di dipendenza. I pazienti a rischio aumentato di abuso di oppioidi possono comunque essere adeguatamente trattati con oppioidi, ma devono essere sottoposti a monitoraggio addizionale per eventuali segni di uso errato, abuso o dipendenza. L’uso ripetuto di Nalbuphin OrPha può portare a un disturbo da uso di oppioidi. L’abuso o l’uso errato intenzionale di Nalbuphin OrPha può portare a sovradosaggio e/o morte. Il rischio di sviluppare un disturbo da uso di oppioidi è maggiore nei pazienti con anamnesi personale o familiare (genitori o fratelli/sorelle) di disturbi da uso di sostanze (incluso il disturbo da uso di alcol), nei fumatori o nei pazienti con anamnesi personale di altri disturbi psicologici (ad es. depressione maggiore, disturbi d’ansia e disturbi della personalità). I pazienti devono essere monitorati per segni di comportamento di dipendenza (drug‑seeking behaviour) (ad es. richiesta prematura di rinnovo della ricetta). Ciò prevede anche il controllo di oppioidi e di medicamenti psicoattivi utilizzati in concomitanza (come le benzodiazepine). Per i pazienti con segni e sintomi di un disturbo da uso di oppioidi deve essere considerato il consulto con uno specialista in dipendenze.
Depressione respiratoria
Come per tutti gli oppioidi, l’uso di Nalbuphin OrPha è associato a un rischio di depressione respiratoria clinicamente rilevante. La depressione respiratoria, se non immediatamente riconosciuta e trattata, può portare all’arresto respiratorio e alla morte. A seconda delle condizioni cliniche del paziente, il trattamento della depressione respiratoria prevede un monitoraggio rigoroso, misure di supporto e la somministrazione di antagonisti oppioidi. Sebbene una depressione respiratoria grave, potenzialmente pericolosa per la vita o fatale possa insorgere in qualsiasi momento durante la terapia, il rischio è massimo all’inizio della terapia o dopo un aumento della dose. A differenza della morfina, la depressione respiratoria non viene ulteriormente accentuata da dosi maggiori di nalbufina (ceiling effect). Nalbuphin OrPha deve essere pertanto somministrato con cautela e a dosi ridotte nei pazienti con compromissione della funzione respiratoria (ad es., disturbi respiratori indotti da medicamenti, uremia, asma bronchiale, infezioni severe, cianosi o ostruzione delle vie respiratorie).
Disturbi respiratori nel sonno
Gli oppioidi possono causare disturbi respiratori nel sonno, tra cui apnea centrale nel sonno (CSA) e ipossiemia correlata al sonno. L’uso di oppioidi è associato a un aumento dose‑dipendente del rischio di apnea centrale nel sonno. Nei pazienti con apnea centrale nel sonno deve essere considerata una riduzione della dose totale di oppioidi.
Uso concomitante con altri depressori del sistema nervoso centrale
L’uso concomitante di oppioidi e benzodiazepine o altri depressori del sistema nervoso centrale può portare a forte sedazione, depressione respiratoria, coma e morte. In considerazione di questi rischi, gli oppioidi e le benzodiazepine o altri medicamenti ad azione depressiva sul sistema nervoso centrale possono essere somministrati in concomitanza solo a quei pazienti per cui non possano essere considerate opzioni terapeutiche alternative. Qualora si decida di prescrivere Nalbuphin OrPha in concomitanza con benzodiazepine o altri medicamenti ad azione depressiva sul sistema nervoso centrale, si dovrà scegliere la posologia minima efficace delle singole sostanze e una durata di utilizzo concomitante minima. I pazienti devono essere attentamente monitorati per i segni e sintomi di depressione respiratoria e sedazione (vedere «Interazioni»).
Esposizione accidentale
I pazienti e coloro che li assistono devono essere informati che Nalbuphin OrPha contiene una quantità di principio attivo che può essere fatale, in particolare per i bambini. I pazienti e coloro che li assistono devono essere istruiti a tenere tutte le unità di dosaggio fuori dalla portata dei bambini e a smaltire correttamente le unità di dosaggio aperte e non utilizzate.
Sindrome da astinenza di oppioidi nel neonato
L’uso prolungato di Nalbuphin OrPha in gravidanza può portare a una sindrome da astinenza di oppioidi nel neonato, che è potenzialmente fatale se non diagnosticata e trattata tempestivamente. La terapia deve essere effettuata in base ai protocolli sviluppati dagli esperti in neonatologia. Nel caso in cui l’impiego prolungato di oppioidi durante una gravidanza dovesse risultare necessario, occorre informare la paziente del rischio di sindrome da astinenza di oppioidi nel neonato e accertarsi della disponibilità di un trattamento adeguato, laddove necessario.
Impiego durante il parto
Poiché la nalbufina cloridrato attraversa la barriera placentare, i neonati le cui madri hanno ricevuto Nalbuphin OrPha durante il parto possono manifestare depressione respiratoria, bradicardia e tachicardia fetale.
La nalbufina cloridrato deve essere somministrata durante il travaglio e il parto soltanto se inequivocabilmente indicato e se i possibili benefici superano i rischi per il neonato. I neonati devono pertanto essere monitorati per depressione respiratoria, apnea, bradicardia e aritmie cardiache (vedere «Gravidanza, allattamento»).
Iperalgesia
L’iperalgesia indotta da oppioidi (OIH) compare quando un analgesico oppioide causa un aumento paradosso del dolore o della dolorabilità. Questa condizione si distingue dalla tolleranza che, per il mantenimento di un determinato effetto, richiede dosi di oppioidi superiori. I sintomi di OIH comprendono, tra gli altri, aumento del dolore in risposta a un aumento della dose di oppioidi, riduzione del dolore in risposta a una diminuzione della dose di oppioidi o dolore in risposta a stimoli normalmente non dolorosi (allodinia). Qualora si sospetti la presenza OIH, occorre valutare una riduzione della dose o una rotazione degli oppioidi.
Traumi cranici e aumento della pressione intracranica
Il possibile effetto depressivo respiratorio e la capacità potenziale degli analgesici potenti di aumentare la pressione del liquido cerebrospinale (a causa della vasodilatazione a seguito della ritenzione di CO2) possono essere nettamente accentuati in presenza di traumi cranici, lesioni intracraniche o di aumento della pressione intracranica pre-esistente. Nalbuphin OrPha deve pertanto essere impiegato con estrema cautela e solo se strettamente necessario in presenza delle condizioni summenzionate.
Disturbi della funzionalità epatica o renale
Poiché la nalbufina cloridrato viene metabolizzata nel fegato ed escreta per via renale, Nalbuphin OrPha è controindicato nei pazienti con danni al fegato o severi danni ai reni (vedere «Controindicazioni»). Nalbuphin OrPha deve essere usato con cautela e a dosi ridotte in pazienti con disturbi moderati o lievi della funzionalità renale (vedere «Farmacocinetica»).
Insufficienza surrenalica
Gli oppioidi possono causare un’insufficienza surrenalica reversibile, che richiede il monitoraggio e la terapia sostitutiva con glucocorticoidi. I sintomi di un’insufficienza surrenalica possono includere, tra gli altri: nausea, vomito, perdita di appetito, stanchezza, debolezza, vertigini o ipotensione arteriosa.
Diminuzione degli ormoni sessuali e aumento della prolattina
L’uso prolungato di oppioidi può essere associato a una riduzione dei livelli degli ormoni sessuali e a un aumento dei livelli di prolattina. I sintomi includono libido diminuita, impotenza o amenorrea.
Spasmo dello sfintere di Oddi/pancreatite
Gli oppioidi possono causare disfunzione e spasmo dello sfintere di Oddi, con conseguente aumento della pressione intrabiliare e del rischio di sintomi delle vie biliari e di pancreatite.
Altre patologie e condizioni
La nalbufina cloridrato va somministrata con estrema cautela nei pazienti con insufficienza cardiaca, ileo paralitico, colica biliare, epilessia e ipotiroidismo.
Durante la somministrazione deve essere disponibile un antagonista (naloxone cloridrato).
Sodio
Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per fiala, cioè è essenzialmente «senza sodio».
Interazioni
I µ-agonisti puri riducono l'effetto analgesico bloccando in modo competitivo i recettori. L'uso concomitante di Nalbuphin OrPha e di agonisti puri della morfina (come morfina, petidina, destromoramide, diidrocodeina, destropropossifene, metadone, levacetilmetadolo) è quindi controindicato (vedere «Controindicazioni»).
L’uso concomitante di altri medicamenti che agiscono sul SNC, come altri oppioidi, sedativi come le benzodiazepine o gli ipnotici, anestetici generali, fenotiazine, tranquillanti, miorilassanti, antistaminici ad azione sedativa, gabapentinoidi (gabapentin e pregabalin) e alcol può avere depressivi additivi, che possono evolvere in depressione respiratoria, ipotensione, forte sedazione o coma e talvolta possono avere decorso fatale (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
La somministrazione concomitante di oppioidi con inibitori della monoaminossidasi (MAO‑inibitori) e agenti serotoninergici, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della norepinefrina (SNRI) e gli antidepressivi triciclici (TCA) può sfociare in una sindrome da serotonina, i cui sintomi possono includere alterazioni dello stato di coscienza, instabilità autonomica, anomalie neuromuscolari e/o sintomi gastrointestinali.
In caso di uso concomitante di fenotiazine o penicilline, l’affaticamento e il vomito possono manifestarsi in modo più marcato o con una maggiore frequenza.
Non sono disponibili dati sul potenziale di interazioni farmacocinetiche tra la nalbufina cloridrato e altri medicamenti. Si raccomanda cautela in caso di somministrazione concomitante di nalbufina cloridrato e forti inibitori enzimatici o medicamenti con una ristretta finestra terapeutica (vedere «Farmacocinetica»).
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
Non sono disponibili dati sufficienti sull’utilizzo in gravidanza. Negli studi sugli animali è stata riscontrata una tossicità per la riproduzione (vedere «Dati preclinici»). I rischi potenziali per l’uomo non sono noti.
L’uso prolungato di Nalbuphin OrPha in gravidanza può portare a una sindrome da astinenza di oppioidi nel neonato che è potenzialmente fatale se non diagnosticata e trattata tempestivamente. La terapia deve essere effettuata in base ai protocolli sviluppati dagli esperti in neonatologia. Nel caso in cui l’impiego prolungato di oppioidi durante una gravidanza dovesse risultare necessario, occorre informare la paziente del rischio di sindrome da astinenza di oppioidi nel neonato e accertarsi della disponibilità di un trattamento adeguato, laddove necessario (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Nalbuphin OrPha non deve essere pertanto usato durante la gravidanza, a meno che non ciò non sia inequivocabilmente necessario.
In caso di utilizzo del medicamento durante il parto, i neonati possono manifestare depressione respiratoria e/o circolatoria con conseguenti danni. I neonati devono essere monitorati per depressione respiratoria, apnea, bradicardia e aritmie cardiache (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi casi, il naloxone cloridrato deve essere disponibile come antidoto.
Allattamento
La nalbufina cloridrato viene escreta nel latte materno. È pertanto necessario interrompere l'allattamento al seno nelle 24 ore successive al trattamento con Nalbuphin OrPha.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine
Nalbuphin OrPha è un antidolorifico altamente efficace in grado di esercitare un effetto sedativo anche sul cervello. Si possono manifestare sonnolenza temporanea e una conseguente riduzione della capacità di percezione e di reazione. Dopo la somministrazione della nalbufina cloridrato, i pazienti non devono pertanto mettersi alla guida di veicoli, utilizzare macchinari o svolgere qualunque altra attività che richieda un’elevata attenzione.
Effetti indesiderati
L'effetto collaterale più comune è la sedazione.
Le indicazioni della frequenza sono definite come segue:
«molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000; <1/100), «raro» (≥1/10'000; <1/1000), «molto raro» (<1/10'000), «non nota» (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili)
Disturbi psichiatrici
Comune: allucinazione, disforia.
Non comune: confusione, depressione.
Molto raro: disturbo della personalità.
Non nota: dipendenza.
Patologie del sistema nervoso
Molto comune: sedazione (36%).
Comune: stordimento con capogiro, cefalea, sonnolenza.
Non comune: nervosismo, agitazione.
Raro: tremore, sintomi di astinenza, parestesia.
Molto raro: difficoltà nell’eloquio, euforia.
Patologie dell’occhio
Non comune: occhi acquosi, visione offuscata.
Patologie cardiache
Non comune: bradicardia, tachicardia.
Patologie vascolari
Non comune: ipertensione, ipotensione.
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Non comune: depressione respiratoria, difficoltà respiratorie, asma.
Molto raro: edema polmonare.
Non nota: sindrome da apnea centrale nel sonno.
Patologie gastrointestinali
Comune: nausea con vomito, secchezza delle fauci.
Non comune: dispepsia, gusto amaro.
Molto raro: crampi gastrointestinali.
Non nota: pancreatite.
Patologie epatobiliari
Non nota: spasmo dello sfintere di Oddi.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune: sudorazione fredda.
Non comune: reazioni allergiche come prurito, bruciore, arrossamento della pelle.
Condizioni di gravidanza, puerperio e perinatali
Molto raro: depressione respiratoria nei neonati, depressione circolatoria nei neonati.
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune: dolore, bruciore e/o gonfiore (26%).
Molto raro: rossore.
In caso di impiego di Nalbuphin OrPha durante l'anestesia è stato osservato un aumento delle bradicardie nei pazienti che non avevano ricevuto atropina in premedicazione.
L’impiego di Nalbuphin OrPha durante il parto può causare una depressione respiratoria e/o circolatoria nei neonati con gravi conseguenze. In questi casi, il naloxone cloridrato deve essere disponibile come antidoto.
Nalbuphin OrPha può provocare sintomi di astinenza nei tossicodipendenti.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Segni e sintomi
Depressione respiratoria, disturbi cardiaci e del SNC.
In caso di sovradosaggio di oppioidi è stata osservata leucoencefalopatia tossica.
Trattamento
In caso di sovradosaggio, somministrare immediatamente tramite iniezione endovenosa l'antagonista specifico, il naloxone cloridrato. Se necessario, somministrare ossigeno, liquidi (per via endovenosa) e vasopressori ed adottare altre misure di supporto.
Proprietà/effetti
Codice ATC
N02AF02
Meccanismo d’azione
La nalbufina cloridrato è un analgesico con effetti agonistici e antagonistici sui recettori degli oppiacei. Essa ha un effetto agonista sui recettori κ e un effetto antagonista parziale sui recettori µ; non sono stati osservati effetti significativi sui recettori σ.
Farmacodinamica
Negli studi sulla potenza analgesica nell’uomo, la nalbufina cloridrato somministrata per via intramuscolare si è rivelata, in termini ponderali, pressoché equipotente alla morfina e circa tre volte più efficace della pentazocina. La valutazione della potenza analgesica di un analgesico rispetto ad altri medicamenti analoghi tuttavia è per sua natura difficile. Di conseguenza, i dati relativi alle dosi equianalgesiche a 10 mg di morfina variano da 8 mg a 20 mg, a seconda del ricercatore. Analogamente alla morfina, la nalbufina cloridrato riduce la dose di anestetici necessaria per ottenere l'anestesia negli animali; la nalbufina cloridrato raggiunge tuttavia un valore limite massimo oltre il quale un aumento della dose non ha ulteriori effetti, con una riduzione dei valori limite di soglia molto più bassa di quanto si ottiene con la morfina.
Gli effetti antagonisti agli oppiacei della nalbufina cloridrato sono stati confermati in numerosi studi sperimentali sugli animali e sono risultati compresi tra quelli della più potente nalorfina e quelli della meno efficace pentazocina.
La depressione respiratoria provocata dalla nalbufina cloridrato alle dosi terapeutiche (10 mg/70 kg) è simile a quella causata dalla morfina a dosi equianalgesiche. A differenza della depressione respiratoria osservata con la morfina, la depressione respiratoria indotta dalla nalbufina raggiunge tuttavia il valore limite nei soggetti sani a dosi di 20 mg/70 kg di peso corporeo. Al di sopra di tale valore, la funzione respiratoria non viene ulteriormente compromessa.
Nella fase post-operatoria, la nalbufina cloridrato può risolvere la depressione respiratoria indotta da oppioidi dopo l’anestesia, p. es. dopo l’anestesia combinata con fentanil. La depressione respiratoria è dovuta all’interazione del fentanil o della morfina con i recettori µ. Si ritiene che la nalbufina cloridrato, in qualità di antagonista parziale, possa spiazzare il fentanil o la morfina da questi siti di legame, migliorando in tal modo la depressione respiratoria.
Efficacia clinica
Nessun dato.
Farmacocinetica
Assorbimento
In caso di somministrazione di 10-20 mg di nalbufina cloridrato per via endovenosa, l'effetto compare dopo 2-3 minuti e in meno di 10 minuti in caso di somministrazione per via intramuscolare o sottocutanea. La durata dell’effetto è di 3-6 ore. L’emivita è di 2.93 ± 0.795 ore.
Distribuzione
Il legame alle proteine plasmatiche è basso (circa 50%).
Metabolismo
La nalbufina cloridrato viene metabolizzata nel fegato a prodotti di coniugazione farmacologicamente inattivi.
Eliminazione
La nalbufina cloridrato viene escreta nelle urine sotto forma di metaboliti glucuronidi.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica e renale
Poiché la nalbufina cloridrato viene metabolizzata nel fegato (conversione nella forma coniugata) ed escreta per via renale, i pazienti con disturbi della funzionalità epatica o renale possono mostrare segni di sovradosaggio anche a dosi normali. Nalbuphin OrPha è quindi controindicato nei pazienti con danni al fegato o severi danni ai reni (vedere «Controindicazioni»). Nalbuphin OrPha deve essere usato con cautela e a dosi ridotte nei pazienti con disturbi moderati o lievi della funzionalità renale.
Non sono stati condotti studi su pazienti con disturbi della funzionalità epatica o renale.
Dati preclinici
Mutagenicità
La sostanza non ha evidenziato alcun potenziale mutageno nei test di mutagenicità rilevanti.
Cancerogenicità
La sostanza non ha evidenziato neppure alcun effetto cancerogeno negli studi su ratti e topi.
Tossicità per la riproduzione
Sono stati condotti studi sulla tossicità riproduttiva con la nalbufina cloridrato somministrata per via parenterale a ratti e conigli. A dosaggi elevati, nei ratti sono stati osservati un aumento della mortalità pre e postnatale e una riduzione del peso alla nascita. Non sono stati osservati effetti sulla fertilità. La nalbufina cloridrato non è risultata teratogena in ratti e conigli.
Altre indicazioni
Incompatibilità
Poiché non sono stati condotti studi di compatibilità, questo medicamento non deve essere miscelato con altri medicamenti.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Stabilità dopo apertura
Dopo l'apertura della fiala, la soluzione non utilizzata deve essere eliminata.
Indicazioni particolari concernenti l’immagazzinamento
Conservare a temperature non superiori a 25°C e al riparo dalla luce.
Non congelare.
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell’omologazione
56989 (Swissmedic)
Confezioni
10 fiale da 2 ml (A)
Titolare dell’omologazione
OrPha Swiss GmbH, 8700 Küsnacht
Stato dell’informazione
Agosto 2024
