Arzneimittelinfo.ch

Cleviprex® – informazione professionale

Aggiornamento:

Informazione professionale - Cleviprex

Composizione

Principio attivo

Clevidipina.

Sostanze ausiliarie

Olio di semi di soia (200 mg/ml), glicerolo (22,5 mg/ml), fosfolipidi da tuorlo d'uovo purificati (12 mg/ml), acido oleico (0,3 mg/ml), sodio edetato (0,05 mg/ml), sodio idrossido (0,035 mg/ml, per la regolazione del pH), acqua per preparazioni iniettabili. Sodio totale: 0,027 mg/ml.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Cleviprex 0,5 mg/ml, emulsione per infusione è un'emulsione di olio in acqua di colore biancastro, sterile, pronta all'uso, per iniezione endovenosa.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Cleviprex è indicato per la rapida riduzione della pressione arteriosa durante la fase perioperatoria.

Posologia/Impiego

Posologia

Adulti/ Pazienti anziani:

Cleviprex deve essere somministrato per via endovenosa. Eseguire la titolazione del medicamento per ottenere la riduzione desiderata della pressione arteriosa. Individualizzare il dosaggio sulla base della pressione arteriosa che si vuole raggiungere e della risposta del paziente. La pressione arteriosa e la frequenza cardiaca devono essere monitorate costantemente durante l'infusione e successivamente fino alla stabilizzazione dei segni vitali.

I pazienti sottoposti a infusioni prolungate di clevidipina e che non vengono fatti passare ad altre terapie antipertensive devono essere monitorati per la possibilità di comparsa dell'ipertensione da rimbalzo per un periodo di almeno 8 ore dalla fine dell'infusione.

Dose iniziale: la velocità di infusione deve essere di 2 mg/h e può essere raddoppiata ogni 90 secondi.

Dose di mantenimento: nella maggioranza dei pazienti, la risposta terapeutica desiderata compare a dosi di 4-6 mg/h.

Dose massima: la dose massima è di 32 mg/h, ma la maggior parte dei pazienti è stata trattata con una dose massima di 16 mg/h o meno. A causa del potenziale sovraccarico lipidico, si sconsiglia di somministrare un'infusione di oltre 1000 ml di Cleviprex in un periodo di 24 ore. L'esperienza con infusioni di durata superiore a 72 ore a qualsiasi dosaggio è limitata.

Passaggio a una terapia antipertensiva orale:

Sospendere la somministrazione di Cleviprex o diminuirne gradualmente il dosaggio mentre viene avviata la terapia orale appropriata. Nella fase di transizione, occorre tenere in considerazione il tempo di latenza nella comparsa dell'effetto della terapia orale. Continuare il monitoraggio della pressione arteriosa fino a quando non venga raggiunto l'effetto desiderato.

La sospensione di Cleviprex porta a una riduzione degli effetti antipertensivi entro 5-15 minuti.

Popolazioni speciali

Le popolazioni speciali non sono state studiate in modo specifico. Negli studi clinici condotti, 78 pazienti con funzione epatica anomala (1 o più dei seguenti parametri: valori elevati di bilirubina sierica, AST/SGOT e/o ALT/SGPT) e 121 pazienti con compromissione renale da moderata a grave sono stati trattati con Cleviprex. Non è necessario alcun aggiustamento della dose in caso di compromissione della funzione epatica o renale.

Bambini e adolescenti

Non si ha esperienza in merito all'uso di Cleviprex nei bambini o negli adolescenti. Cleviprex non è raccomandato in pediatria fino a quando non si renderanno disponibili ulteriori dati.

Pazienti in altre terapie a base lipidica

Cleviprex contiene circa 0,2 g di lipidi/ml (2,0 kcal). Nei pazienti che presentano restrizioni del carico lipidico, è possibile che si renda necessario aggiustare la quantità dei lipidi somministrati, per compensare la quantità di lipidi infusa in concomitanza con Cleviprex.

Modo di somministrazione

Cleviprex può essere somministrato con una siringa o pompa volumetrica (Infusomat). Per somministrare l'infusione, si possono utilizzare cannule di plastica disponibili in commercio. Cleviprex può essere somministrato mediante accesso centrale o periferico.

Controindicazioni

Cleviprex non deve essere somministrato in caso di allergia nota a clevidipina, semi di soia, prodotti di soia, uova o prodotti delle uova.

Difetto del metabolismo lipidico

Cleviprex è controindicato nei pazienti che presentano un difetto del metabolismo lipidico, come iperlipemia patologica, nefrosi lipoidea o pancreatite acuta se associata a iperlipemia.

Stenosi aortica critica

Cleviprex non è raccomandato per l'uso nei pazienti con stenosi aortica critica, poiché una riduzione eccessiva del dopo carico può ridurre l'apporto di ossigeno al miocardio.

Avvertenze e misure precauzionali

Adottare una rigorosa tecnica asettica e smaltire il prodotto inutilizzato entro 12 ore dall'apertura.

Ipotensione e tachicardia riflessa

Una rapida riduzione farmacologica della pressione arteriosa può indurre ipotensione sistemica e tachicardia riflessa. In questo caso è necessario ridurre la dose.

Assorbimento dei lipidi

Cleviprex contiene all'incirca 0,2 g di lipidi per ml (2,0 kcal). Le restrizioni relative all'assorbimento dei lipidi possono essere importanti per i pazienti con disturbi del metabolismo lipidico. Per tali pazienti, può rendersi necessaria una riduzione della quantità di lipidi somministrati in concomitanza, al fine di compensare la quantità di lipidi infusa con Cleviprex.

Azione inotropa negativa

Gli antagonisti diidropiridinici dei canali del calcio possono avere effetti inotropi negativi e peggiorare l'insufficienza cardiaca. I pazienti con insufficienza cardiaca devono essere attentamente monitorati.

Sospensione del trattamento con beta-bloccanti

Cleviprex non è un beta-bloccante e non riduce la frequenza cardiaca. Cleviprex non protegge dalle conseguenze derivanti dalla brusca interruzione del trattamento con beta-bloccanti. Il trattamento con i beta-bloccanti deve essere interrotto solo dopo una riduzione graduale della dose.

Feocromocitoma

Attualmente non sono disponibili informazioni sull'uso di Cleviprex in caso di ipertensione arteriosa associata a feocromocitoma.

Attenersi alle informazioni riportate alla voce «Indicazioni per la manipolazione» della rubrica «Altre indicazioni».

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per ml, cioè è praticamente «senza sodio».

Interazioni

Considerato che la clevidipina viene metabolizzata per idrolisi in vivo, è improbabile che si manifestino interazioni farmacocinetiche con questa sostanza. Non sono stati condotti studi formali sulle interazioni con altri medicamenti. La clevidipina e il suo principale metabolita non inducono o inibiscono gli enzimi del CYP.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

Non esistono studi clinici controllati su donne in gravidanza. Gli studi sperimentali sugli animali hanno evidenziato effetti sulla riproduzione (cfr. «Dati preclinici»). Cleviprex non deve essere usato durante la gravidanza a meno che non ne sia evidente la necessità.

Allattamento

Non è noto se la clevidipina sia escreta nel latte materno. Non se ne raccomanda pertanto l'uso durante l'allattamento.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non sono stati condotti studi volti a valutare l'effetto della clevidipina sulla capacità di guidare veicoli o sulla capacità di utilizzare macchine.

In virtù del suo profilo farmacocinetico/farmacologico, non si prevede che Cleviprex influisca sulla capacità di guidare veicoli o sulla capacità di utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

La sicurezza di Cleviprex è stata valutata in 1423 pazienti ipertesi. La velocità di infusione è stata valutata in 1326 pazienti, dei quali il 6% è stato trattato con la dose media >16 mg/h e fino alla dose terapeutica massima di 32 mg/h. L'infusione continua è stata valutata in 1380 pazienti, dei quali il 20% è stato sottoposto ad infusione continua per un periodo compreso tra 15 e 72 ore. L'incidenza degli effetti indesiderati non ha evidenziato alcuna correlazione con sesso, età, razza o etnia.

Fibrillazione atriale, tachicardia sinusale e ipotensione sono stati osservati comunemente nella popolazione perioperatoria. In tutti gli studi di fase III condotti su pazienti cardiochirurgici, l'incidenza di fibrillazione atriale nei pazienti trattati con Cleviprex rispetto ai comparatori attivi e al placebo è risultata del 32,8%, 32,9% e 12%, rispettivamente, dei quali il 3,9%, 2,5% e lo 0% erano considerati correlati al trattamento. L'incidenza di tachicardia sinusale nei pazienti perioperatori trattati con Cleviprex rispetto ai comparatori attivi e al placebo è risultata del 25,5%, 30,5% e 0%, rispettivamente, dei quali l'1,3%, 1,2% e lo 0% erano considerati correlati al trattamento. L'incidenza di ipotensione nei pazienti perioperatori trattati con Cleviprex rispetto ai comparatori attivi e al placebo è risultata del 15,1%, 14,9% e 1,0%, rispettivamente, dei quali il 2,5%, 2,5% e lo 0% erano considerati correlati al trattamento.

Le reazioni avverse associate alla terapia (ipertensione perioperatoria, ipertensione essenziale: ipertensione grave), riportate in eccedenza (>0,5%) nei pazienti a cui è stato somministrato il placebo e in più di un caso isolato nei pazienti trattati con clevidipina negli studi clinici controllati, sono elencate di seguito per classe di organi e frequenza assoluta, secondo la classificazione sistemica organica MedDRA e la frequenza secondo la seguente convenzione:

«Molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000, <1/100), «raro» (≥1/10'000, <1/1000), «molto raro» (<1/10'000). Le reazioni avverse sono elencate in ordine di importanza decrescente all'interno di ciascun gruppo.

Reazioni avverse da farmaco

Disturbi del sistema immunitario

Non comune: ipersensibilità.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Comune: trigliceridi ematici elevati.

Disturbi psichiatrici

Non comune: ansia, confusione, insonnia.

Patologie del sistema nervoso

Molto comune: cefalea.

Non comune: capogiri.

Patologie cardiache

Comune: fibrillazione atriale, tachicardia sinusale.

Non comune: flutter atriale, tachicardia, insufficienza cardiaca congestizia, bradicardia, blocco atrioventricolare completo, blocco di branca.

Patologie vascolari

Comune: ipotensione, arrossamento della pelle (aumento della circolazione sanguigna).

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Comune: ipossia.

Non comune: congestione polmonare.

Patologie gastrointestinali

Comune: nausea.

Non comune: stipsi, vomito, ileo.

Patologie renali e urinarie

Comune: danno renale acuto, poliuria.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: edema, sensazione di calore.

Non comune: dolore, dolore toracico, edema periferico, febbre.

Esami diagnostici

Comune: livelli elevati di alanina aminotransferasi.

Non comune: elevata concentrazione di creatinina nel sangue, livelli elevati di aspartato aminotransferasi.

Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura

Non comune: complicazioni nel punto di incisione.

Effetti indesiderati negli studi aperti:

L'endpoint primario degli studi ECLIPSE sulla sicurezza era un confronto tra gli eventi clinici di morte (clevidipina 2,8% vs. agente di confronto 3,8%), infarto miocardico (clevidipina 2,3% vs. agente di confronto 2,4%), ictus (1,1% vs. agente di confronto 1,7%), disfunzione renale (clevidipina 7,9% vs. agente di confronto 7,9%) a 30 giorni post-intervento. L'endpoint primario era il controllo della pressione arteriosa, definito come l'area sotto la curva (AUC), che rappresenta l'ampiezza e la durata dell'escursione della pressione arteriosa al di fuori di un intervallo predefinito.

Gli effetti indesiderati osservati durante il periodo di trattamento infusionale fino a 1 ora post-infusione erano sovrapponibili nei pazienti trattati con Cleviprex e in quelli trattati con gli agenti di confronto. L'incidenza degli effetti indesiderati che hanno comportato l'interruzione del trattamento nei pazienti con ipertensione perioperatoria è risultata pari al 5,9% con Cleviprex rispetto al 3,2% per tutti gli agenti di confronto.

Nello studio VELOCITY è stato studiato l'effetto di Cleviprex su 126 pazienti con ipertensione grave (Ps >180 mmHg o Pd >115 mmHg). L'81% dei pazienti (102/126) presentava danni d'organo permanenti dovuti all'ipertensione. Gli effetti indesiderati più frequenti dopo la somministrazione di Cleviprex includevano cefalea (6,3%), nausea (4,8%) e vomito (3,2%). L'incidenza degli effetti indesiderati che hanno comportato l'interruzione del trattamento nei pazienti con ipertensione grave è risultata pari al 4,8% con Cleviprex.

Nello studio ACCELERATE sono state valutate l'efficacia e la sicurezza della clevidipina per il trattamento dell'ipertensione acuta somministrando Cleviprex a 33 pazienti affetti da emorragia intracerebrale. I più comuni eventi avversi dovuti al trattamento (N=35) includevano febbre (7 pazienti, 20,0%), cefalea (5 pazienti, 14,3%), agitazione (4 pazienti, 11,4%) e ipofosfatemia (4 pazienti, 11,4%).

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

La dose massima raccomandata è di 32 mg/h. Negli studi clinici, un unico paziente, a cui è stata somministrata una dose di 106 mg/h, ha accusato lievi arrossamenti cutanei e un leggero aumento della creatinina sierica.

In virtù dell'aggiustamento della dose basato sul peso, la clevidipina è stata somministrata a 49 pazienti ad una velocità massima superiore a 32 mg/h, senza che si riscontrassero differenti effetti indesiderati rispetto ai pazienti che hanno ricevuto dosi pari o inferiori a 32 mg/h. La dose media in questi pazienti era di 41 mg/h con una dose massima di 60 mg/h.

Un paziente cardiochirurgico, a cui è stata somministrata un'iniezione in bolo di clevidipina prima dell'inserimento di stent aortico, ha manifestato ipotensione.

Tra gli effetti principali del sovradosaggio compaiono ipotensione e tachicardia riflessa. Qualora si manifesti uno di questi eventi, interrompere immediatamente la somministrazione di Cleviprex e intervenire per ripristinare la pressione del paziente. La sospensione della clevidipina porta a una riduzione degli effetti antipertensivi entro 5-15 minuti.

Proprietà/Effetti

Codice ATC: C08CA16

Categoria farmacoterapeutica: derivati della diidropiridina

Meccanismo d'azione:

La clevidipina è un bloccante dei canali del calcio di tipo L. I canali lenti del calcio mediano l'influsso del calcio durante la depolarizzazione del muscolo liscio della parete arteriosa. Esperimenti in ratti e cani anestetizzati indicano che la clevidipina riduce la pressione arteriosa media, diminuendo la resistenza vascolare sistemica. La clevidipina non riduce il pre-carico, fattore questo che conferma l'assenza di effetti sui vasi venosi di capacitanza.

Farmacodinamica:

Cleviprex viene titolato fino a raggiungere la riduzione desiderata della pressione arteriosa.

Nella popolazione di pazienti perioperatori, Cleviprex induce una riduzione del 4-5% nella pressione sistolica (Ps) entro 2-4 minuti con una dose iniziale di 0,4 µg/kg/min (circa 1-2 mg/h). Gli studi con infusioni di durata fino a 72 ore non hanno evidenziato la comparsa di tolleranza.

Nella maggior parte dei pazienti, il ripristino della pressione arteriosa viene raggiunto entro 5-15 minuti dall'interruzione dell'infusione.

Gli studi con infusione continua di durata fino a 72 ore, in pazienti che non sono stati trattati con altre terapie antipertensive dopo l'interruzione di Cleviprex, hanno evidenziato in alcuni casi la comparsa di ipertensione di rimbalzo.

Emodinamica:

Cleviprex provoca una riduzione dose-dipendente della resistenza vascolare periferica.

L'aumento della frequenza cardiaca è una risposta normale alla rapida diminuzione della pressione arteriosa; in alcuni pazienti tale effetto può essere pronunciato.

È stato studiato l'effetto di Cleviprex sull'emodinamica centrale, il flusso ematico al miocardio e il metabolismo nei pazienti cardiochirurgici anestetizzati durante gli interventi al cuore. In questi pazienti, la frazione di eiezione e la gittata pulsatoria sono aumentate del 10% L'estrazione di ossigeno miocardica è diminuita significativamente con l'aumentare della dose di Cleviprex, indicando la conservazione della perfusione miocardica e un effetto vasodilatatore coronarico diretto. Non sono stati osservati incrementi nella produzione netta di lattato nel sangue del seno coronarico, fattore, questo, che conferma l'assenza di ischemia miocardica (dovuta alla cosiddetta sindrome da furto coronarico).

Studi clinici

Pazienti perioperatori

Cleviprex è stato valutato in 2 studi randomizzati di fase III, in doppio cieco, con controllo placebo (ESCAPE-1, preoperatorio e ESCAPE-2, postoperatorio) in 105 e 110 pazienti cardiochirurgici con ipertensione perioperatoria (Ps >160 mmHg e Pd >140 mmHg). L'endpoint primario era l'interruzione prematura e permanente del medicamento sperimentale, con il passaggio dei pazienti a un'altra terapia alternativa consolidata.

In oltre il 90% dei pazienti trattati con Cleviprex, si è osservato un abbassamento >15% della pressione arteriosa entro 30 minuti. I tassi di abbandono erano pari al 7,5% con Cleviprex rispetto all'82,7% con placebo. Lo studio ESCAPE-2 ha evidenziato risultati simili con un tasso di abbandono dell'8,2% con Cleviprex rispetto al 79,6% con placebo.

L'effetto antipertensivo di Cleviprex si è manifestato nell'arco di 2 minuti. Il tempo medio (mediano) fino al raggiungimento della pressione arteriosa desiderata era di 6 minuti e 5,3 minuti, rispettivamente per gli studi ESCAPE-1 ed ESCAPE-2.

Nello studio ESCAPE-2, le reazioni avverse emerse durante il trattamento erano fibrillazione atriale (Cleviprex: 1,6%; placebo: 0%) e insonnia (Cleviprex:1,6%; placebo: 0%).

In tre studi clinici in aperto, con controllo attivo (ECLIPSE), 1506 pazienti sono stati randomizzati al trattamento con Cleviprex (n=752), nitroglicerina (NTG; perioperatori, n=278), nitroprussiato di sodio (SNP; perioperatori, n=283) o nicardipina (NIC; postoperatori, n=193).

Per quanto riguarda l'efficacia, Cleviprex ha mostrato di esercitare un controllo migliore della pressione arteriosa rispetto alla nitroglicerina (AUCsBP mediana 4,4 vs. 8,87 mmHg × min/h, p = 0,0006) e rispetto al nitroprussiato di sodio (mediana 4,37 vs. 10,50 mmHg × min/h, p = 0,0027). Il controllo della pressione arteriosa è risultato simile con Cleviprex e NIC (mediana 1,76 vs. 1,69 mmHg × min/h, p = 0,8508) nella fase postoperatoria.

Ipertensione essenziale

Cleviprex è stato valutato in uno studio parallelo sulla farmacocinetica/farmacodinamica, in singolo cieco, con controllo placebo, con infusione continua per 72 ore in 61 pazienti con ipertensione essenziale da lieve a moderata. Il valore medio iniziale della pressione arteriosa era di

151/86 mmHg.

I pazienti sono stati randomizzati e hanno ricevuto placebo, 2, 4, 8 o 16 mg/h. Tutti i pazienti hanno iniziato la terapia con 2 mg/h, per poi raddoppiare la concentrazione ad intervalli di 3 minuti. La pressione arteriosa e la frequenza cardiaca sono state registrate durante il trattamento e per un'ora dopo il termine dell'infusione.

L'effetto sulla pressione sistolica è risultato correlato alla concentrazione di clevidipina e ha raggiunto un plateau a concentrazioni più elevate. La velocità di infusione stimata per ottenere la metà dell'effetto massimo era pari a circa 10 mg/h. Non sono stati segnalati casi di ipertensione di rimbalzo dopo l'interruzione dell'infusione.

Pazienti con ipertensione grave

L'effetto di Cleviprex è stato valutato nell'ambito di uno studio in aperto di fase III (VELOCITY) su 126 pazienti con ipertensione grave (Ps >180 mmHg o pressione diastolica Pd >115 mmHg). L'81% dei pazienti (102 su 126) presentava danni d'organo a livello di vasi terminali dovuti all'ipertensione.

Nell'89% dei pazienti, Cleviprex ha indotto l'abbassamento della pressione arteriosa in modo rapido e prevedibile, raggiungendo il valore target personalizzato e predefinito con una riduzione media del 21% dopo 30 minuti. Il tempo medio (mediano) al raggiungimento della pressione sistolica target era 10,9 minuti, con una dose media (mediana) di 8 mg/h.

Dopo il raggiungimento dell'obiettivo iniziale, la maggioranza dei pazienti (92,3%) è stata tenuta sotto controllo con variazioni minime della velocità di infusione, senza ricorrere ad ulteriori antipertensivi somministrati per via endovenosa durante l'infusione di durata superiore alle 18 ore.

L'uso della clevidipina in 33 pazienti affetti da emorragia intracerebrale e ipertensione acuta è stato valutato in un studio clinico in aperto (ACCELERATE).

Entro 30 minuti dall'inizio dell'infusione di clevidipina, la pressione sistolica è diminuita fino a rientrare nell'intervallo target (da ≥140 mmHg a ≤160 mmHg) in un tempo mediano di 5,5 minuti. Nel 97% dei pazienti (32/33) la pressione sistolica era diminuita fino a ≤160 mmHg nei primi 30 minuti successivi all'inizio dell'infusione di clevidipina.

Non sono state riscontrate differenze significative in termini di sicurezza o efficacia negli studi ESCAPE, ECLIPSE, VELOCITY e ACCELERATE nell'analisi dei sottogruppi suddivisi per sesso, età o razza.

Farmacocinetica

Assorbimento

La clevidipina viene distribuita e metabolizzata rapidamente e l'emivita risulta pertanto molto breve. La concentrazione della clevidipina nel sangue arterioso diminuisce con pattern multifasico dopo la fine dell'infusione. L'emivita per la fase iniziale è di circa 1 minuto, durante il quale viene eliminato l'85-90% di clevidipina. L'emivita terminale è di circa 15 minuti.

Distribuzione

La clevidipina si lega per >99,5% alle proteine plasmatiche a 37 °C. Il volume di distribuzione allo stato stazionario è 0,17 l/kg nel sangue arterioso.

Metabolismo

La clevidipina viene metabolizzata rapidamente per idrolisi del legame estereo, principalmente per l'azione delle esterasi ematiche e nei tessuti extravascolari, rendendo improbabile che l'insufficienza epatica o renale influisca sulla sua eliminazione. I metaboliti principali sono l'acido carbossilico e la formaldeide, prodotti per idrolisi del gruppo estereo. Il metabolita dell'acido carbossilico non ha effetti antipertensivi e viene metabolizzato mediante glucuronidazione od ossidazione nel corrispondente derivato piridinico.

Eliminazione

La clearance del principale metabolita diidropiridina è di 0,03 l/kg/h e l'emivita terminale è di circa 9 ore.

Gli studi in vitro mostrano che la clevidipina e i suoi metaboliti non inibiscono né inducono enzimi CYP alle concentrazioni raggiunte nella pratica clinica.

In uno studio clinico con clevidipina radiomarcata, l'83% del medicamento è stato escreto nelle urine e nelle feci, di cui il 63-67% nelle urine, e il 7-22% nelle feci. Oltre il 90% della radioattività iniziale (recupero) viene escreto entro le prime 72 ore dalla raccolta.

Dati preclinici

Genotossicità e cancerogenicità

La clevidipina ha esibito un potenziale genotossico negli studi in vitro. Gli effetti si sono manifestati soltanto con la somministrazione di una miscela S9 e sono stati ridotti notevolmente con la formaldeide deidrogenasi; gli effetti sono correlati alla formazione del metabolita formaldeide. Gli studi in vivo non hanno fornito indicazioni in tal senso. Non sono disponibili studi sulla cancerogenicità.

Tossicità per la riproduzione

Negli studi sulla fertilità sono stati osservati pseudogravidanza e cambiamenti del ciclo estrale nei ratti femmina, mentre non sono stati evidenziati effetti avversi sulla fertilità dei maschi. La clevidipina non ha mostrato effetti teratogeni nei ratti e nei conigli femmina gravide ma ha causato ritardi nello sviluppo. Gli studi sullo sviluppo peri- e postnatale nei ratti hanno mostrato un aumento correlato alla dose nella mortalità e nella durata della gestazione e parto prolungato.

Altre indicazioni

Incompatibilità

Le seguenti sostanze non devono essere somministrate con la stessa infusione:

acido amminocaproico, cloruro di calcio, digossina, diltiazem cloridrato, dopamina cloridrato, metaraminolo bitartrato, norepinefrina bitartrato o fenilefrina cloridrato.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare in frigorifero a +2-8 °C al riparo dalla luce nella confezione originale. Non congelare. Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Indicazioni per la manipolazione

Cleviprex deve essere utilizzato mediante tecniche asettiche. Cleviprex è un medicamento monouso contenente fosfolipidi e può pertanto favorire la crescita di microrganismi. Non utilizzare il medicamento in caso di sospetta contaminazione; il medicamento non contiene conservanti. Da un punto di vista microbiologico, l'infusione deve iniziare immediatamente dopo che il tappo è stato perforato e il flaconcino deve essere sostituito ogni 12 ore; il prodotto residuo e gli accessori devono essere smaltiti in conformità alle normative vigenti.

Cleviprex è un'emulsione sterile, di colore bianco latte. Verificare che non siano visibili particelle e che l'emulsione non abbia cambiato colore prima di utilizzarla. Non utilizzare emulsioni che abbiano cambiato colore o in cui siano visibili particelle.

Scuotere accuratamente il flaconcino in modo da assicurare che l'emulsione sia omogenea prima dell'uso. Il prodotto non deve essere protetto dalla luce durante l'infusione.

Cleviprex non deve essere somministrato attraverso l'accesso endovenoso utilizzato per gli altri medicamenti, tuttavia, Cleviprex può essere somministrato in concomitanza con le seguenti soluzioni per infusione: acqua per preparazioni iniettabili, NaCl allo 0,9%, NaCl allo 0,45%, glucosio al 5%, glucosio al 5% in NaCl allo 0,9%, glucosio al 5% in soluzione di Ringer lattato, soluzione di Ringer lattato, KCl 40 mEq in NaCl allo 0,9%, amminoacidi al 10%.

Numero dell'omologazione

60117 (Swissmedic).

Confezioni

1 confezione da 10 scatole contenenti ciascuna un flaconcino da 50 ml [B]

Titolare dell’omologazione

Chiesi SA, Villars-sur-Glâne.

Fornitore

OM Pharma Suisse SA, Villars-sur-Glâne.

Stato dell'informazione

Giugno 2020.

Informazioni su questo documento

Fonte: Swissmedic – Informazione sui medicamenti (AIPS) · Numero dell’omologazione: 60117

Stato dell’informazione secondo il testo: 06/2020

Avete trovato un errore? Scriveteci tramite la pagina dei contatti.

Le informazioni di questo sito non sostituiscono il parere del vostro medico o del vostro farmacista.